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Showing posts with the label pensieri

Oggi gira male

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 Mia sorella è ripartita. Mi mancano le sue coccole, le sue premure. i suoi massaggi. Oggi sono andata a fare il calco per le radiazioni, a prendere tutte le misure, a fare cinque puntini che useranno per non so cosa, e svariate foto.  Con tutto questo, dall'undici dicembre si comincia con la radioterapia. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, per 21 giorni, esclusi Natale e Capodanno. Si finirà l'undici gennaio. E mentre ero lì, stesa immobile, con le braccia stese al di sopra della testa, un po' dolorante perché la cicatrice a destra ancora fa male, pensavo, e mi chiedevo che diavolo ci facevo lì; perché diavolo devo affrontare anche questo strazio. Farmi penetrare la pelle da delle fottute radiazioni. Mi ci mancava anche questa. E ora sono davvero a terra e sono stufa di tutto questo. E penso che anche questo Natale farà il paio con quello passato. Nella prossima vita voglio vivere lontana da fonti inquinanti, mangiando solo ciò che coltiverò e alleverò io. Andrò a correre...

Cinquecentoventinove giorni

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 Per i passati 529 giorni nella mia testa ho dato vita a 529 diversi film. Quando ti dicono "Hai un male terminale", ne passano di cose per la testa. Ogni notte, e spesso anche di giorno, soprattutto ultimamente con la nuova terapia, ho immaginato la mia morte.  Chiunque abbia un male terminale, a meno che non sia in totale diniego, pensa alla propria morte, o meglio, alle persone che lasciamo. E ultimamente ho avuto dei giorni, due per essere precisi, in cui stavo talmente male che pensavo fosse arrivato quel momento. Una mattina di alcuni mesi fa, la ricordo bene, mi è venuta la malsana idea di  gugolare  "cancro al seno metastatico aspettative di vita".  Sì, lo so che sono statistiche del casso, che ci sono tante variabili in gioco, prima fra tutte il singolo individuo e la testa che ci mette . Ma ho voluto farlo e la prima risposta è stata... UN ANNO E MEZZO Che ansia mi è presa. Ho chiuso e mi sono messa a navigare su Instagram. Ma non l'ho mai dimenticato....

La Teoria dei Cucchiai - AGGIORNAMENTO

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 Chiacchierando con una collega, una di quelle persone con cui davvero parlo e non solo di fuffa, sono venuta a conoscenza della Teoria dei Cucchiai  (The Spoons Theory). Non ne avevo mai sentito parlare e mi sono messa a leggere un po' di cosa si tratta. Una blogger, Christine Miserandino , alla domanda che le sue amiche le hanno fatto, "Cosa significa affrontare una malattia cronica?", si è trovata in difficoltà. Allora ha provato con l'esempio dei cucchiai.  Di cosa si tratta? Possono essere cucchiai come qualsiasi altro oggetto che vi viene facile visualizzare. Lo riassumo per non dilungarmi troppo nella teoria, se volete potete approfondire in rete. Ad ogni attività giornaliera viene assegnato un numero di cucchiai, in base alle proprie abilità e forze (qualcosa che a me richiede 1 cucchiaio, ad un'altra persona potrebbe richiederne 3 e viceversa). Ogni giorno si fa l'elenco di quello che abbiamo da fare e si contano quanti cucchiai abbiamo a disposizione...

Ieri, oggi, domani

Nel corso della sessione di scrittura creativa di settimana scorsa, ci è stato chiesto di descrivere chi eravamo, chi siamo, e chi saremo. CHI ERO Ero una madre molto attiva e presente nella vita dei miei figli. Non opprimente, ma presente. Partecipavo nelle loro scuole, sia in Italia che qui, non negavo loro quasi mai un play-date, come lo chiamano qui, mi portavo quasi sempre qualche loro amichetto a casa per farli giocare insieme. Per quel motivo ho sempre voluto case con un ampio spazio.  Ero terrorizzata dalla perdita di tempo. Il tempo andava vissuto appieno, mai sprecato e dormire era uno spreco, una dimostrazione di pigrizia.  Avevo sempre il terrore del giudizio altrui, in particolare di quello di mia madre. Sentivo di dover sempre dimostrare qualcosa. E non mi sono mai sentita "abbastanza". CHI SONO Sinceramente non lo so bene chi sono. Sono una madre che adora i propri figli, una moglie che adora il proprio marito. Sono una donna con una malattia fetente che non mi...

Pile ricaricate. Si riparte.

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Tanti anni fa, forse era alle elementari, mia figlia fece questo disegno. Mi è sempre piaciuto molto per il significato che gli ho dato, e ora mi casca proprio a fagiuolo, perché ho tante cose, tante idee e tanti pensieri nella testa. Ma andiamo con ordine. Be', ci provo dai! Vi avevo lasciati ai postumi della terribile chemio e ieri sera, cercando di dormire, sono giunta ad alcuni pensieri. Saranno forse un po' disordinati, ma li metto giù come vengono Immagino una galleria, lunga buia, stretta, e anche maleodorante di gas di scarico stagnanti.  E' come mi sentivo in quei giorni, stesa a letto, senza le forze per fare altro, anche pensare mi costava fatica. E la cosa che più mi angustiava era IL TEMPO . Quel maledetto tempo! Diamo per scontato di averne tanto davanti, ma in realtà non sappiamo quanto ne abbiamo, e io, come tutti quelli come me che ogni giorno camminano mano nella mano con un "terminal disease" (che parola orribile e ringrazio il mio oncologo per ...

E allora grazie

 Ho una confessione da fare. Provavo un senso di disagio quando le mie sorelle mi dicevano "Devi essere forte perché se sei forte tu lo siamo anche noi". Nella mia testa essere forte significava dover nascondere le proprie sofferenze, le proprie debolezze. Significava dover essere sempre sorridente, spalle dritte e petto in fuori. Una sorta di Arnold Schwarzenegger di noialtri.  Leggendo un po' di cose qua e là, e con l'aiuto della mia coach, ho capito che ho sbagliato tutto e ho interpretato male le loro parole. Essere forte non significa non mostrare dolore, non mostrare debolezze. Essere forte significa non aver paura di mostrare il mio dolore, le mie debolezze, e andare avanti nonostante ciò . Significa non mollare anche quando il dolore e la stanchezza sembrano prendere il sopravvento.  Essere forte significa vedere la luce nonostante il buio, e con questo mi ricollego al post precedente. Quindi, grazie sorelline mie (e non solo voi) per credere in me e per darmi...

Lo Yin e lo Yang

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Mentre cammino nel parcheggio della palestra, guardo la mia ombra camminare davanti a me. Se c'è la mia ombra è perché c'è anche il sole. Se c'è l'ombra, c'è anche la luce. Una non può esistere senza l'altra o vivremmo in un buco nero, dove comunque non può esistere vita. Se c'è l'odio, è perché c'è l'amore. Se c'è il male, c'è il bene. Se c'è un diavolo, ci deve essere anche un dio, qualunque sia il dio in cui credete. Se c'è il torto, allora c'è anche la verità. E se c'è il dolore, da qualche parte c'è la gioia. Ogni cosa ha una ragione d'esistere. E ogni cosa esiste perché c'è un suo opposto, un antagonista. La vita c'è perché esiste la morte e se c'è la salute, deve esserci anche la malattia. Quello che possiamo, quello che dobbiamo fare è gioire della luce, godere della vita, dell'amore e della gioia che ci circondano. E se vediamo l'ombra, lasciamo che ci cammini accanto, perché significa ...

E' una Trappola

 Sto leggendo un libro davvero interessante che sviluppa i concetti intorno alla mappa di cui ho parlato in questo post,  La Mappa Del Viaggio . Ci sono tantissime cose in cui ritrovo me stessa, il mio percorso fin qui.  La parte che sto leggendo oggi presenta i due possibili personaggi che affrontano un cancro: la vittima e il guerriero .  Cerco di farla breve per arrivare al succo del discorso. La vittima , lo sappiamo bene, è quella persona che si ritiene sfortunata, che si abbatte e si piange addosso. E' quella persona che tutti devono compatire e che tutti devono aiutare.  Il guerriero , per contro, è quella persona che, dopo un primo momento di shock, si scuote, raddrizza le spalle, e a testa alta affronta il viaggio. Il guerriero è il personaggio che tutti lodano e che tutti amano. Lo lodano i medici perché è quello che causa meno fastidi, lo lodano gli amici perché è quello che non chiede aiuto. Il guerriero ce la fa da solo, o così crede. Ma si esclude ...

La Brutalità della Chemio

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Mamma mia! Un mese che non scrivo. Ecco perché mia sorella era preoccupata 😄😄😄 Semplicemente non sapevo dare voce ai miei pensieri, non sapevo tradurli in parole. Ma sto bene, per quanto possa stare bene. Queste parole rendono perfettamente l'idea della situazione attuale. Sono passati cinque mesi dall'ultima chemio, eppure gli effetti collaterali stanno ancora comparendo. Sono giunta a questa conclusione (non è una conclusione, ma non trovo la parola giusta!): quelli della chemio non sono effetti collaterali  nel vero senso della parola, si tratta più che altro di accentuazione di problematiche pre-esistenti . Mi spiego meglio. Quando avevo vent'anni ho cominciato ad avere problemi alla schiena. Già allora feci delle fisioterapie e delle infiltrazioni. Le ginocchia sono sempre state un po' malandate.  Da mio padre ho ereditato le gengive che si ritirano. Ho sempre avuto la pelle un po' delicata. Credo di aver sempre avuto qualche problema con i latticini, ma non...

Sono roccia o sono sabbia?

 Non mi sono mai sentita bella, né tantomeno forte. Ma non si può mai sapere nella vita, un giorno tutto cambia. Un giorno tutto quello in cui hai creduto, tutto il bagaglio che hai portato sulle spalle per cinquantaquattro anni, non ha più alcun senso. Mi sono alzata una mattina, sono andata in piscina come al solito, poi sono andata al lavoro, senza sapere che da quel giorno tutto sarebbe cambiato. "Sei una roccia" mi ha detto qualcuno, in molti, "Ce la farai e vincerai". Quel giorno tutto è cambiato. Da quel giorno tantissime cose sono cambiate e, incredibile a dirsi, ma molte cose sono cambiate in meglio.  Da quel giorno ho scoperto che è vero, sono una roccia. Non che io sia speciale, no. Ho conosciuto molte donne con situazioni simili alla mia, che hanno saputo lottare. Io non sono da meno. Ma ogni tanto mi concedo di diventare sabbia.  Ogni tanto questa roccia si affatica, e si affloscia, lasciandosi trasportare dalla marea. Poi basta un pensiero bello, una p...

Il mio trionfo

 Durante l'incontro odierno di "Expressive Writing - Reflect and Recharge" (Scrittura espressiva - Rifletti e Ricaricati), abbiamo letto due poesie interessanti, la seconda in particolare.  Parla della bellezza e della forza di una cavalla, con un cuore di quattro chili che pulsa dentro, una cavalla che vince la sua corsa a testa alta, restando sempre una "signora". Un'immagine bellissima. Il conduttore ci ha poi chiesto di riflettere sui nostri personali trionfi. Be', inutile dire che tutte noi ci sentiamo trionfanti anche solo ad alzarci dal letto la mattina, nonostante i dolori in tutto il corpo.  Io personalmente mi sento trionfante ad andare in piscina ogni mattina e a nuotare un miglio. Qualcosa che per molti può essere una banalità, ma davvero, io sento di aver vinto una medaglia d'oro alla fine di ogni nuotata.  Trionfo ogni volta che riesco a sconfiggere quelle giornate in cui tutto mi sembra triste, brutto, nero, quelle giornate in cui l...

Rabbia e Creatività

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Ho creato un account su Instagram mirato al mio percorso oncologico, e la maggior parte degli account che seguo sono donne con cancro al seno, gruppi terapeutici, o persone che supportano i pazienti oncologici. Una di queste persone è Fabrizia Pavetto, una life coach specializzata nelle terapie per pazienti oncologici. La seguo molto perché mi dà moltissimi spunti di riflessione interessanti che uso anche nel mio diario. L'altro giorno suggeriva di prendere una vecchia rivista e di strapparla in tanti pezzi, ad ogni strappo bisognava dare sfogo alla rabbia che teniamo intrappolata dentro.  Dopo aver strappato la rivista, bisognava prendere alcuni dei pezzi strappati, quelli che per qualche ragione catturavano la nostra attenzione, e metterli insieme per costruire qualcosa.  Io non ho molte riviste, ormai tutto quello che leggo è online, libri inclusi. Ieri però ne è arrivata una online e allora ho fatto l'esercizio. Poi ho rimesso insieme alcuni pezzi ed ecco cosa ho costruito...

Hope - Speranza

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 Non amo questa parola. La Treccani definisce così la parola speranza Sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera Io non aspetto fiduciosa che qualcosa di realizzi, non aspetto che il mio cancro si curi da solo. Io agisco, io combatto per guarire, o almeno per star meglio. Ogni giorno mi alzo e, nonostante preferisca mille volte starmene a letto, e potrei anche farlo, vado a nuotare il mio miglio, le mie trentatre vasche.  Ma chi me lo fa fare di uscire dal mio comodo letto, uscire dal comfort della mia casetta, e andare a buttarmi nell'acqua fredda e nuotare fino a perdere il fiato?  Non la speranza, ma la forza, il desiderio di combattere. La speranza è che un giorno i ricercatori trovino una cura per me, ma nel frattempo io non posso stare ferma a sperare. Invece questa parola, speranza/hope, è sempre presente dove si parli di cancro. Uffa!

Orgoglio e corpo

C'è il mio orgoglio e c'è il mio corpo. A volte i due lavorano in sincronia, a volte no.  Ecco, oggi è uno di quei giorni no. Oggi il mio corpo non risponde. Ho nuotato facendo un grande sforzo. Il mio orgoglio mi ha spinto a fare 33 vasche per poter marcare il mio miglio, ma il mio corpo voleva fermarsi alla quinta.  Oggi il mio corpo avrebbe voluto restarsene nel letto, invece sono andata a nuotare e ora sono seduta alla scrivania al lavoro, in attesa che questa stanchezza passi. Non mi piace essere così. Ho bisogno di coccole (e di piangere un po'). Poi passa. Lo so che passa, ma è una gran rottura.